critica - 4
Dedicato a Maurizio
- All'inizio del mio lavoro di giornalista, sia in radio che in tv e sulle pagine del Carlino, mi occupavo espressamente di arte, pittura, scultura, mostre ...
- Nella mia critica c'erano riferimenti a correnti, autori, citazioni, ma poi prevalevano le emozioni.
- Smisi di scrivere perché ero stanca di dover sempre cercare un riferimento, una collocazione, un confronto.
- Eppure, tutto ciò resta: vedi un artista e il suo fare ti ricorda qualcuno, vedi le sue opere e i suoi tratti ti rimandano a una scuola, a un pensiero, a un nome altro da lui o da lei.
- Perché alla fine è così in tutte le arti.
- Ognuno di noi, che sia scrivere, dipingere, costruire, scolpire, non può non fare i conti con ciò che lo ha preceduto, o con ciò che ha conosciuto, e amato, oppure detestato, ma nel tempo ho capito un'altra cosa.
- Che il DNA non ha sufficienti cromosomi per renderci così diversi ed estranei l'un l'altro.
- Quindi non si tratta di rimandi o riferimenti, ma di costituzione.
- Noi siamo esattamente come la nostra arte ci mostra, che sia simile o unica, che percorra una falsariga o sia rinnovamento puro ...
- Non sono pensieri a vanvera, sono le primissime istintive riflessioni che ho fatto di fronte ai quadri di Maurizio.
- Quelli che ho visto nelle mostre, quelli che ho visto nel suo piccolo sgabuzzino-atelier, quelle che ho visto disseminate nel suo giardino, attaccate ai muri di casa, nelle foto.
- E le ho amate tutte.
- Perché adoro il recupero, adoro il collage, adoro il colore che si fa spessore, adoro la ricerca di un ordine nel caos, adoro la mescolanza, che sia casuale o cercata.
- E adoro chi persegue il suo sogno.
- La materia che si incorpora in un'altra materia, i residui che diventano protagonisti, le colle, le carte, le figure, le parole, gli strati, uno sopra l'altro a disvelare appena, a lasciare una traccia, a spezzare il filo di un racconto.
- Tutto sovrastato dal colore, in apparenza, perché occorre guardare i contorni, percepire i lembi, saper trovare una lettera rubata di un alfabeto rotto.
- Le opere di Maurizio sono belle, un aggettivo che non si usa quasi più perché dall'apparenza scontata e banale.
- Ma bello è ciò che scatena una emozione, una vibrazione, una sensazione, una memoria, bello è ciò di cui abbiamo bisogno e di cui non possiamo dubitare.
- Queste righe non sono una critica o un parere artistico, non ne sarei più capace.
- Sono lo sguardo con cui vedo queste tele, i bozzetti, le incompiute, le stesure finali, e sorrido.
- Il sorriso di vedere una cosa bella, costruita con la passione, l'ardore tenace di chi vuole tornare al suo sogno originario, e farlo diventare un percorso, un cammino.
- Maurizio ha fatto altro nella vita, molti di noi hanno fatto altro, prima di ritrovare il nucleo che ci appartiene.
- Tutto ciò non ha a che fare con il dilettantismo, ma anzi diventa un fare ancora più profondo, perché raccoglie la consapevolezza e il "sospeso".
- Ci sono parole precise con cui descrivere le creazioni di Maurizio: materia, colore, spessore, natura, artificio, sovrapposizione, fessure.
- È l'informale? È il materico? È la luce?
- Può essere qualunque cosa, può essere un solco già scavato, ma saprei riconoscere i suoi quadri tra mille.
- Questa è la forma di un autore autentico.
(Gabriella Pirazzini)
*** *** *** *** ***